Donne, corpo e proprietà, cosa sta accadendo nel mondo?

Se è vero che il corpo delle donne è stato da sempre rappresentato con grazia e brutale sensualità dagli artisti di tutti i tempi, è pur vero che questo corpo è stato misoginamente deturpato della propria bellezza nel momento stesso in cui è diventato oggetto di desiderio e rappresentanza.

Qualche tempo fa mi sono trovata su uno dei tanti social network a criticare una foto che ritraeva due donne in abiti succinti e con un atteggiamento chiaramente sessualizzato, promuovere, lavandola con delle spugne, una automobile. Oltre ad essere stata additata, per questa mia critica, come una cavernicola antifemminista che pensa che la donna sia solo casa, chiesa, marito e figli e che non possa mettere in mostra un paio di natiche, sono stata scoraggiata dall’atteggiamento passivo aggressivo delle donne in questione che mi hanno attaccata.

Ma veniamo al dunque (perché si sa che spesso le donne sono nemiche di altre donne), l’accusa più forte che mi è stata mossa, a riguardo della foto è che io non accettassi che una donna fosse libera di fare quello che volesse con il proprio corpo. Da sempre sono una femminista ma questo non può e non deve servire come giustificazione del mio punto di vista. Certo, io credo nella libertà della donna di mostrare il proprio corpo, per me la donna può essere libera di abortire, ricorrere alla chirurgia estetica, avere dieci figli, andare in giro per il centro di Padova con le natiche al vento, se è di questo che stiamo parlando.

Il problema fondamentale è che non è stato colto il focus su cui ho voluto porre l’accento in quel post su Facebook. Non criticavo la libertà della donna di scegliere cosa fare o non fare, criticavo l’impossibilità, della società patriarcale, di discernere la sessualità femminile dalla promozione. Come se la vagina fosse una merce di scambio, un parametro secondo cui valutare il valore di un oggetto o una attività che si voglia promuovere. La cosa, ancora, sconvolgente è l’assurda, ipocrita e maschilista, opinione che fa sembrare che la promozione tramite l’oggetto donna con connotazioni sessuali abbia, da parte della donna, una volontà consensuale che serve per esprimere una qualsiasi individuale libertà.

È assurdo che donne come me e come te o la tua amica possano pensare che questo sia normale, che la donna sia consapevole di quello che voglia dire mercificare e sessualizzare un prodotto da promuovere senza una reale consapevolezza, bensì deviando completamente il concetto di libertà e auto-affermazione. Una riflessione è d’obbligo per riuscire a capire in che direzione sta andando il mondo, direzione che ben conosciamo, una parabola destinata a ripetersi in un loop infinito per la felicità del maschio di turno.

La situazione mondiale è generalizzata in questo senso e se la speranza è l’ultima a morire, chi visse sperando morì, in qualche modo, come muore tutti i giorni la consapevolezza della donna di essere altro dalla promozione, di essere qualcosa in più rispetto all’utilizzo che il maschio e la società maschilista vuole fare del corpo delle donne. Ripeto, noi dobbiamo essere libere di decidere di usare il nostro corpo come riteniamo giusto ma, solamente la consapevolezza di ciò a cui andiamo in contro può rendere la nostra scelta davvero libera e priva di un giudizio aprioristico proiettato verso un diagramma perdita/guadagno che ben ci fa capire il modo in cui stiamo trattando ciò che ci riguarda.

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