Carola Rackete – La bellezza salverà il mondo

Carola Rackete è una giovane donna a capo della SeaWatch 3, nave battente bandiera olandese che fa capo alla omonima organizzazione umanitaria senza scopo di lucro che svolge attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale con il supporto della società civile europea.

Di Carola Rackete abbiamo letto in lungo e in largo in questi ultimi giorni, da quando il caso SeaWatch 3 è esploso accompagnato da questa tremenda calura estiva, probabilmente complice del delirio collettivo a cui stiamo assistendo.

Da quando Carola Rackete ha iniziato a far sentire la sua voce di giovane donna, esperta capitana di una nave che salva vite umane in mezzo al Mediterraneo, si è attivata la cosiddetta macchina del fango che tanto piace a chi non ha altre armi intellettive da poter sfoderare. Il culmine di questo tempesta di fango che si è abbattuta sulla giovane e coraggiosa Carola è stato raggiunto nella notte tra il 28 e 29 giugno, quando la ragazza è stata arrestata dalla guardia di finanza, mentre invocava lo stato di necessità, con l’accusa di resistenza o violenza contro nave da guerra.

Ma, evitando di dire cosa sia giusto o sbagliato, evitando sterili polemiche politiche, quello su cui voglio focalizzare l’attenzione e soprattutto l’occhio intelligente di gran parte della popolazione italiana è sul comportamento di sedicenti uomini e donne che hanno abbandonato la loro umanità in un posto sicuro, lontano dai loro cuori ormai di pietra. Questi uomini e queste donne, in prima linea nel porto di Lampedusa, assistevano alla discesa su terra dalla nave di Carola Rackete scortata dai finanzieri, ricoprendola di insulti sessisti e invocando lo stupro come massima espressione di un machismo orribile e delirante.

In preda alla più brutale perdita di ogni umanità questi uomini urlavano contro la giovane donna augurandole di essere stuprata “a quattro a quattro” dai “negri” che trasportava sulla sua nave (le virgolette riportano le parole contenute negli insulti n.d.r.). A far da coro di sottofondo, le risatine delle donne che assistevano a tutto questo, orgogliose dei loro uomini così fieri e maschi. Se questa macchina del fango fosse stata l’unica e sola espressione di un malcontento delirante, sarebbe stata il male minore, poiché gli insulti, purtroppo, non si sono fermati lì. Già da qualche giorno assistiamo sui social, su Facebook soprattutto, a una miriade di insulti nei confronti della Rackete, insulti che fanno accapponare la pelle, perché tutti, ribadisco tutti, hanno dei risvolti sessuali e fisici.

Dalla presidentessa di “Siamo Modena” che scriveva un post sull’aspetto fisico del capitano Carola Rackete, esempio chiarissimo di come le donne odino altre donne, agli aggettivi poco qualificanti con i quali è stato definito l’operato della giovane capitana, fino all’invocazione dell’impaludamento in pubblica piazza, “Sei una ricca di merda e sarai violentata dai tuoi negri ma vedrai ti piacerà avere figli bastardi“, e ancora “La capisco… doveva pur prendersi una rivincita con madre natura che l’ha condannata ad essere un cesso immondo“, “Tranquilla e poi per ringraziarti ti metteranno a novanta!!!!! chissà magari ti piace pure …. vai a lavorare figlia dei fiori e viziata del caxxo“, e così via.

Insulti questi che non devono essere dimenticati, non per una sadica volontà voyeuristica ma per memoria storica, per guardare in faccia a ciò che siamo diventati, quello che la cultura dell’odio facile e della soluzione inneggiata contro un nemico invisibile ci ha fatti diventare. Oggi la nemica è una donna, nuovamente, domani sarà un’altra donna che ha studiato, che sa il fatto suo, che sa rispondere a tono e con cognizione di causa.

Non riesco a capire perché le donne facciano così tanta paura, soprattutto le donne orgogliose di essere tali, quelle che alzano la testa e dicono no contro una società che le vorrebbe sì piegate a novanta a lavare i pavimenti sporchi di ingiurie e insulti. Vorrei dimenticare le vette orribili a cui siamo arrivati, i passi indietro che abbiamo fatto in onore di un machismo insensato, classista e sessista. Una lotta di classe inversa che volge alla squalifica del merito e all’esaltazione dell’ignoranza su tutti i fronti, la vuota pochezza di spirito, cultura e umanità

Quello che non dimentico sono gli occhi belli del capitano Rackete, pieni di speranza, quella che solamente chi ha visto tanto, chi conosce, può avere. Lo sguardo fiero di chi non si arrende e guarda al futuro e cerca di costruirlo con azioni tangibili, con la volontà e la competenza utili a modificare la rotta di una società marcia, maschilista e brutta. La stessa bruttezza di chi non conosce il peso delle parole, la bruttezza di chi, con una immensa vanga, spala fango incurante delle conseguenze.

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