Opinioni: Cosa penso del #FreeNippleDay

Ci sono diverse ragioni per cui la giornata del capezzolo libero non trova in me un forte alleato. Questo non per una sottesa voglia oscurantista oppure, meglio, non perché io sia una conservatrice a cui non piacciono questo tipo di manifestazioni. Anzi, tutte le manifestazioni volte all’affermazione del corpo della donna sono importantissime da fare e necessarie in una società che prevarica quotidianamente la donna. Il motivo per cui questa manifestazione del Free Nipple Day non mi piace è puramente politica.

La storia del Free Nipple Day nasce da due ragazze torinesi come reazione a tutte le battute sessiste fatte nei confronti del capitano Carola Rackete, rea di essersi presentata in procura senza indossare il reggiseno sotto la sua canotta nera, generando così l’assurda reazione di leoni da tastiera e opinionisti dell’ultim’ora. Nasce anche come reazione a un articolo, pubblicato dal giornale Libero: “Carola Rackete si è presentata in Procura con il sorriso stampato sul volto e ha sfoggiato una maglietta aderente nera a metà tra il marinaretto e il kombat, in perfetto stile Ong. Sobria sì, ma con un dettaglio decisamente fuori luogo: niente reggiseno. Un po’ di decenza in più in un luogo pubblico non avrebbe guastato. Anche se per chi venera il concetto di libertà in spregio alla legge o l’autorità militare, in fondo, quella del seno è l’ultimo dei pensieri”. Queste le parole del giornalista di Libero, sprezzanti e mache, composte da quello che è il peggior vocabolario maschilista e politicamente scorretto.

Detto questo, la reazione delle due ragazze piemontesi è assolutamente comprensibile e soprattutto giustificabile. Ma, perché solamente con un gesto forte si può ottenere il riconoscimento dei propri diritti? Ecco, è proprio qui che la polemica e la manifestazione non trovano il mio consenso. Postulando che quanto ho detto prima fosse vero, che solo alzando la voce si può ottenere qualcosa, non si fa altro che fare il gioco dell’opinione pubblica politicizzata che ci bombarda quotidianamente con assurde dietrologie. Probabilmente la politica di maggioranza (ma anche non) cercava una reazione del genere, per affermare nuovamente la superiorità dell’uomo e la giustificazione di un tipo di violenza verbale e fisica che ci costringe ad ascoltare e reagire a polemiche inutili proprio come quella del Free Nipple Day.

La manifestazione, quindi, non nasce per ottenere una libertà SACROSANTA della donne di uscire di casa come meglio credono, con il reggiseno sotto la t-shirt o meno. Ma, al centro della manifestazione si sta mettendo la polemica, si sta strumentalizzando l’ignoranza di chi si indigna per una conquista femminile già archiviata.

Ora, potreste dire che sia giusto manifestare con i capezzoli al vento contro chi vuole la donna relegata nel 2019 al solito ruolo di madre, massaia e moglie, ma, per me, non è questo il modo più giusto. Non sono i capezzoli e le polemiche che devono scendere in piazza, ma devono farlo i contenuti, deve farlo la politica, pensata e costruita contro la violenza maschilista di questi politici che le donne non le rappresentano e non sostengono i diritti inalienabili di esse, così come le conquiste già raggiunte.

Quindi, oltre ai capezzoli, oggi (per chi parteciperà alla manifestazione) date aria anche ai vostri pensieri, alle vostre ragioni, alle vostre opinioni. Non reagite con sfrontatezza e superiorità contro chi fa dell’ignoranza il metodo per accusare e denigrare le donne.

Ovviamente questo è un discorso molto più complesso e noi di Pankhurst vogliamo dedicare a queste tematiche, e soprattutto agli sbagli del femminismo contemporaneo, diversi articoli. Per questo l’articolo che avete appena letto avrà dei seguiti che cercheranno di affrontare la questione separatista sotto diverse angolazioni. Mi rimane solo da dire “Fate parlare i vostri capezzoli”.

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